Daniela Ceccucci

Daniela Ceccucci è stata una persona che molto ha lavorato all’interno dell’Associazione; queste le parole con cui l’allora portavoce Giovanna Maggiani Chelli ha voluto ricordarla al momento della sua scomparsa.

“Voglio ricordare Daniela prima di tutto per me stessa, per tutto quello che mi ha dato in forza e coraggio quando i momenti erano difficili e posso sintetizzarlo nelle sue parole l’ultima volta che l’ho vista agli inizi di questa settimana all’ospedale di Prato: “Non ti preoccupare che non mi succede nulla..” Cosciente di quanto fosse importante per me la sua amicizia, la sua presenza, ha pensato a tranquillizzarmi anche quando il momento era il più tragico della sua vita, si avvicinava la sua morte.
Questa era Daniela.

Ho cercato poi fra le lunghe e tante e-mail che nel corso di questi anni ci siamo trasmesse lavorando insieme per l’Associazione, qualcosa che mettesse bene in luce  il lavoro che aveva svolto per tutti noi. L’ho fatto, perchè non credo sia giusto salutare Daniela senza parlare del suo lavoro all’interno dell’Associazione. Mi sono posta anche il problema se fosse giusto parlarne, se il contesto fosse quello idoneo e tutti avessero apprezzato. Ho deciso quindi di parlarne perchè lo avrebbe voluto, perchè ha lavorato a tutto ciò anche quando era sfinita dal male e dalla stanchezza, quando poteva solo lamentarsi e invece continuava a lavorare per la Verità e perchè le vittime di quell’evento fossero al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. E dopo quanto sopra, voglio anche mettere ben in chiaro di quanto sia ferma la convinzione, cosa che con Daniela ci siamo sempre dette, di quanto quel 27 Maggio 1993 sia stato determinante per la vita di tutti noi: le nostre vite cambiate, stravolte da cose drammatiche come malattie gravissime simili a quelle che hanno colpito Daniela, la cui responsabilità è solo ed esclusivamente di chi ha concepito il crimine più ignobile nei nostri confronti e cosa ancor più grave, non se ne vergognano neanche un pò e non solo vogliono ragione attraverso silenzi scandalosi, ci ignorano nelle nostre richieste sperando così di farci dimenticare, ma giornate piene di lutto e di dolore come questa di oggi, non si illudano ci renderanno più forti”.

Giovanna Maggiani Chelli, già Portavoce e Presidente dell’Associazione

Questo l’intervento di Daniela Ceccucci in occasione del Convegno “Io mi ricordo…” tenutosi presso l’Auditorium della Regione Toscana a Firenze, il 26 maggio 2005. In quella occasione si sono succeduti molti interventi dai quali sono scaturite le “voci delle Vittime”. Molte persone sono venute a dare una drammatica testimonianza ed hanno preferito parlare “a braccio”. A Daniela è stato affidato l’intervento di apertura, sulle motivazioni del convegno:

“Mi chiamo Daniela Ceccucci e ho vissuto in Via Lambertesca n. 1, angolo Via dei Georgofili, dal 1973 fino alle ore 1.04 della notte fra il 26 e il 27 maggio del 1993.
Non sono qui, però, a raccontarvi la mia storia.
Preferisco ascoltiate le tante che seguiranno.
Sono qui, invece, a motivare, a nome dell’ Associazione tra i Familiari delle Vittime di Via dei Georgofili cui appartengo, le ragioni che ci hanno portato a volere fortissimamente questo incontro , le cui caratteristiche sono peculiari, come scoprirete seguendolo.
Stasera in questa sala a parlare, non c’è ombra di esperto.
Non ci sono vittimologi, né specialisti di psicologia post traumatica.
Non ci sono storici , né politologi, né mafiologi, né giuristi.
E non perché non vi sia da parte nostra immensa stima per la scienza e la cultura.
No, non è questo il motivo, non stiamo snobbando nessuno.
Semplicemente, dopo dodici anni, ci sembrava giunto il momento che i reali, quanto involontari, protagonisti della Strage di Via dei Georgofili, si riappropriassero del loro diritto alla parola, senza intermediazioni di alcun genere, senza interpretazioni.
Volevamo la loro voce, i loro volti, i loro occhi. Volevamo le loro storie.
Storie di povere persone, aggredite una notte nel cuore delle loro case, assalite nel momento di massima fragilità e abbandono: il sonno, il riposo, l’intimità.
Potete immaginare cosa vuol dire andare a letto stanchi una sera, nella normalità della vostra vita, fatta di lavoro, di studio, di impegni e svegliarsi, feriti e doloranti, in un caos spaventoso, fra macerie, urla, bambini che piangono, bagliori di fuoco? Svegliarsi e per alcuni attimi insopportabili, non riuscire a credere che tutto quello che i vostri sensi registrano, stia avvenendo davvero.Sperare di essere in preda ad un incubo, che non sia reale quello che provate e sentite, perché non è possibile, non è logico.
Ma poi arrendersi, separare la mente dal corpo, la ragione dall’azione e senza più domande, fuggire da quell’inferno, seminudi, a piedi scalzi, per vie che sono ormai fiumi di detriti acuminati e taglienti.
Potete immaginare tutto questo?
Le donne e gli uomini che ascolterete lo hanno vissuto, come sempre si dice ,ma in questo caso quanto mai vero, sulla propria pelle e ne hanno sopportato tutte le conseguenze, durate anni, ma i loro nomi sono rimasti confinati negli elenchi ufficiali e nessuno, tranne qualche funzionario, li ha mai conosciuti.
Sono i familiari delle Vittime, le Vittime stesse, i feriti, gli scampati, coloro cui non rimase più nulla.
Sono le persone che c’erano quella notte e quelle che in quell’angolo del centro storico avevano i loro cari e li ritrovarono all’obitorio o massacrati negli ospedali.
Sono le Vittime.
Qualcuno manca, qualcuno manca a noi tutti da quella notte.
Cinque vite quella bomba assassina si è portata via. 250 chili di tritolo per cinque anime.
Voglio ripetervi i loro nomi, come sempre facciamo, affinché almeno questi non cadano mai nell’oblio. Sarebbe come ucciderle quelle creature, un’ altra volta.
Caterina, Nadia, Angela, Fabrizio Nencioni, Dario Capolicchio.
Un’intera famiglia, un giovane agli inizi dell’esistenza.
Questo fu il prezzo più alto che la città di Firenze pagò alla ferocia dell’organizzazione criminale Cosa nostra, sostenuta, affiancata e certo anche diretta, da mandanti esterni, conniventi, collusi, compiacenti e taciti testimoni, di cui attendiamo ancora i nomi.
Ma, almeno nell’immediato, questa mattanza passò alla cronaca come la “ Bomba degli Uffizi”. Tutta l’ Italia la conosceva così.
Certo ci si riferiva a quello che allora sembrava l’obiettivo, ma per chi era stato coinvolto non poteva che suonare come un’offesa gravissima.
Fatti salvi per decenza i morti che era impossibile non citare, il trauma e le sofferenze toccate agli esseri umani sembravano meno rilevanti della perdita di opere d’arte, pur di valore altissimo.
Quando si commemorano eventi come quello che ci riunisce qui stasera, l’ espressione “per non dimenticare” è d’obbligo, ma sembra ormai diventata uno slogan, non più una motivazione e un’ esortazione, ma una frase rituale, liturgia della Memoria.
Purtroppo, e lo sappiamo tutti, si dimentica, eccome.
A volte, ed è proprio il caso delle stragi, si viene indotti a dimenticare o a ricordare solo parzialmente, a non collegare , a non rimettere insieme fatti e dati.
In sostanza ,delle stragi ci concedono di tenere in mente solo ciò che non destabilizza, attraverso una oculata gestione del ricordo che passa per disinformazione, ricostruzioni parziali, mezze verità, grandi bugie, silenzi, omissis, a volte “ Segreti di Stato”.
Perché le Stragi sono veramente un brutto affare.
Cosa accadrebbe se una mattina tutti gli italiani si alzassero, davvero consapevoli che una parte della storia di questa Repubblica, la parte ovviamente indegna, dai suoi albori, Portella della Ginestra 1947, almeno fino a tutto il 1993, Firenze, Milano e Roma, è stata una via crucis di stragi efferate su tutto il territorio nazionale?
Stragi in cui, nella maggior parte, non si è potuta avere nemmeno l’incriminazione degli esecutori materiali, né, tanto meno, si sono raggiunti gli ispiratori e i mandanti.
Stragi senza colpevoli. E quelli li cercheremo fino all’ ultimo nelle aule dei tribunali.
Ma, ogni giorno, possiamo evitare che siano anche stragi senza vittime.
Questo nome collettivo, questa etichetta, non deve coprire i singoli volti, le storie personali, la soggettività dell’ esperienza vissuta.
E’ la vita di ognuno che è stata dilaniata e sicuramente ad ognuna di queste persone non serve l’incoraggiamento a non dimenticare.
Crediamo che il loro ricordo triste ed emozionato, i loro sentimenti, anche la stessa rabbia che ancora provano per tutto quello che hanno subito, sia a pieno titolo una valida testimonianza, non solo Memoria, ma anche Storia.
Crediamo che, come è stato fatto da un cinema e da una televisione coraggiosi, da una stampa, un’arte, una informazione veramente democratiche, per l’Olocausto, per Sant’Anna di Stazema, per le Fosse Ardeatine, e come si dovrebbe fare per ogni strage e per ogni guerra, dobbiamo puntare gli occhi negli occhi di chi ha vissuto e sofferto, accogliere in noi il dolore e farlo nostro.
Solo così è possibile capire, condividere e in ciò ridare veramente dignità e centralità alle vittime, facendole uscire dall’isolamento che le stringe, che è, a volte, autoisolamento e paura di incarnare una storia scomoda, che nessuno vuole più sentire.
Solo così le vittime trovano la forza per organizzarsi, per far sentire una voce che non può essere ignorata, perché rappresenta l’indignazione e la ribellione di tutti.
Così nascono le Associazioni, come la nostra, che hanno un ruolo importantissimo, non solo nel mantenimento della memoria, ma anche nella battaglia per la completa verità e giustizia e nella tutela giuridica della Vittima, come potrete sentire.
Mentre ascoltate le testimonianze che seguiranno, provate a ripetere dentro di voi: anche io sono una vittima della Strage di Via dei Georgofili, perché in quella notte si è attentato alla mia dignità di essere umano, al mio rispetto per la vita, alla mia coscienza civile, perché qualcuno voleva, con quel tritolo, impedire anche a me di essere libero in un paese libero.
Andrete via di qui più carichi, più gravati, ma più vigili .
E’ questo l’ antidoto, è questa l’unica strada perché il futuro di questo paese non veda più massacri.
Stiamo insieme in questo lungo giorno e in questa lunga notte che verrà, fino alle 1.04, ’ora della Strage.
Grazie veramente a tutti”.

Daniela Ceccucci, Associazione tra i familiari delle vittime della Strage di Via dei Georgofili